L'impatto devastante dell'industria della moda sulla biodiversità e la lenta risposta
Un rapporto dell'ONU del 2019 identifica l'industria della moda come una fonte significativa di emissioni di CO2 e un fattore di declino della biodiversità, notando che dal 1970 oltre il 50% delle specie di vertebrati e quasi il 20% delle foreste antiche sono scomparsi. La produzione di pelle, pelliccia e viscosa è particolarmente dannosa, con 150 milioni di alberi abbattuti ogni anno per la cellulosa. Il pascolo eccessivo per il cashmere rappresenta un rischio per la fauna selvatica, mentre la coltivazione del cotone è responsabile del 16% dell'uso globale di insetticidi. Nel 2019 è stato istituito il Fashion Pact, con firmatari tra cui Zara, H&M, Kering, Nike e Prada, mentre LVMH, sotto Bernard Arnault, ha scelto di non aderire. Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability Officer di Kering, sta modificando le strategie di approvvigionamento, e marchi come Levi's, Burberry, Adidas e H&M si impegnano ad adottare pratiche sostenibili entro varie scadenze.
Fatti principali
- Rapporto ONU pubblicato all'inizio del 2019
- Dal 1970, oltre il 50% dei vertebrati è scomparso
- Quasi il 20% delle foreste antiche è andato perduto
- 150 milioni di alberi utilizzati ogni anno per la viscosa
- Il cotone utilizza il 16% degli insetticidi globali
- Fashion Pact firmato al G7 di Parigi, agosto 2019
- LVMH non ha firmato il Fashion Pact
- Adidas promette poliestere riciclato al 100% entro il 2024
Entità
Artisti
- Maria Grazia Chiuri
Istituzioni
- United Nations
- Zara
- H&M
- Kering
- Nike
- Prada
- Chanel
- LVMH
- Gucci
- Balenciaga
- Bottega Veneta
- Saint Laurent
- Stella McCartney
- Gabriela Hearst
- Dior
- Levi's
- International Finance Corporation
- Burberry
- Better Cotton Initiative
- Adidas
- Patagonia
- Eco Act
- Artribune
Luoghi
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- North America