Fabio Severino sostiene che l'IA non può essere veramente creativa, solo computazionale
In un articolo di opinione per Artribune, l'economista e sociologo Fabio Severino sostiene che l'intelligenza artificiale non può essere considerata veramente creativa perché si limita a calcolare e ricombinare dati esistenti, mancando di esperienza umana e intenzionalità. Definisce la creatività come 'produrre dal nulla' e sostiene che gli output dell'IA sono predeterminati da formule scritte dall'uomo e dati curati dall'uomo. Severino respinge i dibattiti più ampi sul futuro dell'IA come speculazioni non necessarie, sostenendo invece di concentrarsi sul presente. Traccia parallelismi con i precedenti cambiamenti tecnologici come il cloud computing e lo streaming, che sono diventati centrali organicamente piuttosto che attraverso un discorso diretto. L'articolo è stato pubblicato su Artribune Magazine #72 e presenta una veduta dell'installazione 'Unsupervised' di Refik Anadol al MoMA di New York come esempio di arte generata dall'IA.
Fatti principali
- Fabio Severino possiede un MBA e un dottorato in marketing, lavora come economista e sociologo.
- Severino è ex CEO, docente presso l'Università La Sapienza di Roma e visiting professor a Londra, Barcellona e Lione.
- Ha collaborato come consulente per l'ONU e vari ministeri.
- L'articolo è stato pubblicato su Artribune Magazine #72.
- Il pezzo fa riferimento all'installazione 'Unsupervised' di Refik Anadol al MoMA di New York.
- Severino definisce la creatività come 'produrre dal nulla'.
- Sostiene che gli output dell'IA sono il risultato di calcoli, non di creazione.
- L'articolo è categorizzato sotto 'new media' su Artribune.
Entità
Artisti
- Refik Anadol
- Fabio Severino
Istituzioni
- Artribune
- The Museum of Modern Art (MoMA)
- La Sapienza University of Rome
Luoghi
- New York
- Rome
- London
- Barcelona
- Lyon