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Esther Solano: un'accademica spagnola diventata bersaglio dei movimenti conservatori brasiliani

opinion-review · 2026-04-23

Esther Solano, scienziata sociale spagnola residente in Brasile da sette anni e professoressa all'UNIFESP, è diventata uno dei principali bersagli degli attacchi di gruppi come MBL (Movimento Brasil Livre) a causa delle sue ricerche sui movimenti conservatori. In un'intervista esclusiva nel suo appartamento a San Paolo, ha parlato della sua traiettoria, della misoginia e xenofobia che subisce, e dell'ascesa del discorso autoritario in Brasile. Solano ha condotto ricerche sul campo con Pablo Ortellado e Marcio Moretto sulle proteste, scoprendo che nel 2015 oltre la metà dei manifestanti per l'impeachment credeva che il PT volesse instaurare un regime comunista. Sostiene che le fake news minano la democrazia e che la sinistra deve riconquistare il discorso nelle strade e su internet. Avverte del pericolo delle idee di intervento militare, citando le dichiarazioni del generale Mourão senza conseguenze. Solano evidenzia anche la frustrazione globale verso la democrazia e la necessità per la sinistra di riorganizzarsi oltre il PT.

Fatti principali

  • Esther Solano è una scienziata sociale spagnola e professoressa all'UNIFESP.
  • Vive in Brasile da sette anni.
  • La sua ricerca si concentra sui movimenti conservatori e le proteste.
  • Ha co-firmato ricerche con Pablo Ortellado e Marcio Moretto.
  • Nel 2015, oltre il 50% dei manifestanti per l'impeachment credeva che il PT volesse il comunismo.
  • Subisce attacchi misogini e xenofobi sui social media.
  • Critica la mancanza di punizione per le dichiarazioni del generale Mourão sull'intervento.
  • Chiede alla sinistra di riorganizzarsi e comunicare meglio con la società.

Entità

Artisti

  • Esther Solano
  • Pablo Ortellado
  • Marcio Moretto

Istituzioni

  • UNIFESP
  • MBL (Movimento Brasil Livre)
  • PT (Partido dos Trabalhadores)
  • PSDB
  • Folha de S. Paulo
  • EACH – USP

Luoghi

  • Brasil
  • São Paulo
  • Espanha
  • França
  • Alemanha
  • Estados Unidos
  • Grã-Bretanha

Fonti