Elvira Vannini sul queerizzare le istituzioni per preservare l'arte sperimentale
La storica dell'arte e critica Elvira Vannini sostiene che le istituzioni possono salvaguardare le pratiche artistiche sperimentali diventando 'queer' – non in termini di identità di genere, ma adottando un approccio sovversivo e autodefinitorio contro la governance neoliberale. Contrappone questa strategia alle istituzionalità alternative che operano al di fuori dei sistemi ufficiali. Vannini cita il Museo Reina Sofía sotto Manuel Borja-Villel come modello: invece di acquisire gli archivi degli artisti (come ha fatto la Tate per l'America Latina o la Galleria Nazionale di Roma per il fondo di Carla Lonzi), il museo ha finanziato la catalogazione della collezione documentaria del collettivo cileno CADA e ha organizzato la sua restituzione a un'istituzione cilena, conservando solo una copia per mostre, consultazione e didattica. Questo approccio preserva l'antagonismo estetico-politico e la sperimentazione socio-linguistica degli archivi, collocandoli in genealogie plurali e locali. Vannini sottolinea l'importanza delle esperienze anti-istituzionali – femministe, queer, trans*, antirazziste, antifasciste – che si confrontano con archivi trasversali e geopoliticamente situati attraverso un lavoro creativo su documenti, immagini e voci, risocializzando narrazioni marginalizzate dal discorso egemonico. L'intervista fa parte di una serie su Artribune che esplora come le istituzioni possano sostenere la sperimentazione, dopo i contributi di Marco Scotini e Gino Gianuizzi.
Fatti principali
- Elvira Vannini è una storica dell'arte e critica, PhD in Storia dell'Arte Contemporanea all'Università di Bologna.
- Propone di queerizzare le istituzioni come modo per preservare le pratiche artistiche sperimentali.
- Queerizzare significa adottare un potenziale sovversivo per ridefinire i meccanismi istituzionali contro l'ordine neoliberale.
- Distingue tra queerizzare le istituzioni ed esercitare istituzionalità alternative.
- Il Museo Reina Sofía sotto Manuel Borja-Villel ha sperimentato modelli archivistici per il collettivo cileno CADA.
- Il museo ha finanziato la catalogazione del CADA e ha restituito l'archivio a un'istituzione cilena, conservando una copia.
- Vannini sostiene archivi trasversali, geopoliticamente situati, che si confrontano con narrazioni marginalizzate.
- L'intervista segue i contributi di Marco Scotini e Gino Gianuizzi su Artribune.
Entità
Artisti
- Elvira Vannini
- Marco Scotini
- Gino Gianuizzi
- Manuel Borja-Villel
- Carla Lonzi
Istituzioni
- Artribune
- Museo Reina Sofía
- Tate
- Galleria Nazionale di Roma
- CADA (Collectivo Acciones de Arte)
- University of Bologna
Luoghi
- Madrid
- Spain
- Chile
- Rome
- Italy
- Vienna
- Austria