La maratona di Eliud Kipchoge come performance art: una lettura filosofica
L'editoriale di Marcello Faletra su Artribune Magazine #52 reinterpreta la maratona sub-due ore di Eliud Kipchoge come un atto performativo affine all'arte contemporanea. Attingendo a Deleuze, Spinoza e J.L. Austin, Faletra sostiene che l'impresa di Kipchoge trascende lo sport, incarnando un corpo senza referente – né medico, né religioso, né economico. L'identità del corridore si costituisce attraverso ripetizione e intensità, rispecchiando la lotta esistenziale dell'artista per fondere arte e vita. Faletra nota che il sistema sportivo ufficiale rifiuta di riconoscere il record, creando una scissione tra dati reali e artificio sistemico. L'editoriale cita anche il saggio del 1964 di Harold Rosenberg sull'action painting e critica le rappresentazioni colonialiste dell'atletismo nero, che la performance di Kipchoge inverte. Pubblicato su Artribune, il pezzo fa parte di una più ampia riflessione su performance, tempo e obsolescenza istituzionale.
Fatti principali
- Eliud Kipchoge ha corso una maratona sotto le due ore (oltre 42 km).
- L'impresa è descritta come una performance che produce il proprio corpo.
- Faletra utilizza Deleuze, Spinoza e il concetto di atto performativo di J.L. Austin.
- Il sistema sportivo non riconosce il record di Kipchoge nonostante la misurazione laser.
- Viene citato il saggio del 1964 di Harold Rosenberg sull'action painting.
- L'editoriale critica le rappresentazioni colonialiste dell'atletismo nero.
- Il pezzo appare su Artribune Magazine #52.
- Marcello Faletra è scrittore, artista e critico d'arte contemporanea.
Entità
Artisti
- Eliud Kipchoge
- Marcello Faletra
- Harold Rosenberg
Istituzioni
- Artribune