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La maratona di Eliud Kipchoge come performance art: una lettura filosofica

opinion-review · 2026-05-04

L'editoriale di Marcello Faletra su Artribune Magazine #52 reinterpreta la maratona sub-due ore di Eliud Kipchoge come un atto performativo affine all'arte contemporanea. Attingendo a Deleuze, Spinoza e J.L. Austin, Faletra sostiene che l'impresa di Kipchoge trascende lo sport, incarnando un corpo senza referente – né medico, né religioso, né economico. L'identità del corridore si costituisce attraverso ripetizione e intensità, rispecchiando la lotta esistenziale dell'artista per fondere arte e vita. Faletra nota che il sistema sportivo ufficiale rifiuta di riconoscere il record, creando una scissione tra dati reali e artificio sistemico. L'editoriale cita anche il saggio del 1964 di Harold Rosenberg sull'action painting e critica le rappresentazioni colonialiste dell'atletismo nero, che la performance di Kipchoge inverte. Pubblicato su Artribune, il pezzo fa parte di una più ampia riflessione su performance, tempo e obsolescenza istituzionale.

Fatti principali

  • Eliud Kipchoge ha corso una maratona sotto le due ore (oltre 42 km).
  • L'impresa è descritta come una performance che produce il proprio corpo.
  • Faletra utilizza Deleuze, Spinoza e il concetto di atto performativo di J.L. Austin.
  • Il sistema sportivo non riconosce il record di Kipchoge nonostante la misurazione laser.
  • Viene citato il saggio del 1964 di Harold Rosenberg sull'action painting.
  • L'editoriale critica le rappresentazioni colonialiste dell'atletismo nero.
  • Il pezzo appare su Artribune Magazine #52.
  • Marcello Faletra è scrittore, artista e critico d'arte contemporanea.

Entità

Artisti

  • Eliud Kipchoge
  • Marcello Faletra
  • Harold Rosenberg

Istituzioni

  • Artribune

Fonti