La pratica discontinua di Denis Oppenheim esplorata in un'intervista
Denis Oppenheim, spinto dalla curiosità in vari campi, ha creato un corpus di opere eterogeneo e discontinuo. La sua pratica si è evoluta dalle earth-works e body-works degli anni '60 alle installazioni dei primi anni '70, culminando nelle 'machine-works' della fine degli anni '70. Queste opere successive condividono affinità con l'arte utilitaria di Jeff Koons e Meyer Vaisman, presentando costruzioni complesse che rifiutano l'oggetto come scultura. In un'intervista, Eleanor Heartney interroga Oppenheim sulla possibile continuità nella sua opera, la sua esplorazione delle connessioni nascoste tra cose e sistemi, la forza trainante della sua evoluzione, l'impulso alla dematerializzazione degli anni '60-'70 e il suo uso dell'umorismo e dell'assurdo.
Fatti principali
- Il lavoro di Denis Oppenheim spazia tra earth-works, body-works, installazioni e machine-works.
- Le sue machine-works della fine degli anni '70 sono correlate all'arte utilitaria di Jeff Koons e Meyer Vaisman.
- Eleanor Heartney ha intervistato Oppenheim per artpress.
- L'intervista copre continuità, connessioni nascoste, evoluzione, dematerializzazione e umorismo.
- La pratica di Oppenheim è descritta come eterogenea e discontinua.
Entità
Artisti
- Denis Oppenheim
- Jeff Koons
- Meyer Vaisman
- Eleanor Heartney
Istituzioni
- artpress
Fonti
- artpress —