Critica di 'In Minor Keys' come ultimo episodio dell'arte contemporanea 'umana'
Una recensione della 61ª Biennale di Venezia, intitolata 'In Minor Keys' curata da Koyo Kouoh, sostiene che la mostra rappresenti il culmine di una tendenza curatoriale che enfatizza pratiche 'minori', spiritualità e umanesimo, ma manca del taglio critico delle biennali precedenti. L'autore nota l'assenza di tecnologia, la prevalenza di materiali poveri come ceramica, tessuti e legno, e un cambiamento verso un'atmosfera da fiera all'Arsenale con opere più piccole e vendibili. Mentre alcuni vedono la Biennale come un modo per dare voce all'Africa e alle sue diaspore, altri la considerano un'operazione di art-washing che romanticizza la diversità e rafforza l'esclusività. Il testo si chiede se 'In Minor Keys' sia l'episodio finale di una narrazione fittizia in cui la precarietà diventa la norma.
Fatti principali
- La 61ª Biennale di Venezia è intitolata 'In Minor Keys'.
- La mostra è curata da Koyo Kouoh e dal suo team.
- La recensione critica la mancanza di tecnologia e la prevalenza di materiali poveri.
- La sezione dell'Arsenale è descritta come simile a una fiera con molte opere di piccole dimensioni.
- La Biennale è vista da alcuni come un modo per dare voce all'Africa e alle sue diaspore.
- Altri la considerano un'operazione di art-washing che romanticizza la diversità.
- La recensione fa riferimento a biennali precedenti di Massimiliano Gioni, Christine Macel, Adriano Pedrosa e Cecilia Alemani.
- Il testo si chiede se la mostra rappresenti la fine di un ciclo.
Entità
Artisti
- Koyo Kouoh
- Massimiliano Gioni
- Christine Macel
- Adriano Pedrosa
- Cecilia Alemani
Istituzioni
- Venice Biennale
Luoghi
- Venice
- Italy
- Giardini
- Arsenale
Fonti
- Artslife —