Critica a 'Emily in Paris' come fantasia misogina priva di profondità
Una recensione della serie Netflix 'Emily in Paris' (2020) sostiene che offra una prospettiva ristretta e misogina sulle giovani donne, relegando la protagonista a meri stereotipi. Un'americana residente a Parigi, intervistata dalla BBC Scotland, ha identificato diversi problemi, come una scrittura scadente, dialoghi poco ispirati e una rappresentazione edulcorata e xenofoba della città. Emily viene percepita come identificabile solo per un pubblico giovane e bianco, ed è criticata per la sua arroganza e senso di diritto. Il team di produzione viene accusato di privilegiare il guadagno commerciale rispetto a uno sviluppo significativo dei personaggi. La critica fa riferimento al discorso di Hilary Mantel del 2013 su Kate Middleton e al saggio di Tiqqun del 1999 'Materiali preliminari per una teoria della ragazza', sollecitando un'Emily più sfumata e introspettiva nella seconda stagione.
Fatti principali
- La serie Netflix 'Emily in Paris' è stata pubblicata nel 2020.
- L'autrice è un'americana residente a Parigi che ha criticato la serie per BBC Scotland.
- La serie è criticata per caratterizzazioni misogine e scrittura scadente.
- Emily è ritratta come identificabile solo per spettatori giovani, bianchi e protetti.
- I produttori sono accusati di dare priorità al successo commerciale rispetto all'integrità artistica.
- I riferimenti includono la conferenza di Hilary Mantel del 2013 e il pamphlet di Tiqqun del 1999.
- Il libro di Andrea Long Chu del 2019 'Females' è menzionato nella critica.
- Una scena nell'episodio 3 mostra Emily che quasi rifiuta il bisogno di essere apprezzata prima di essere convalidata da un personaggio maschile.
Entità
Artisti
- Moyra Davey
- Hilary Mantel
- Andrea Long Chu
- John Bunyan
- Carrie Bradshaw
- Don Draper
- Kate Middleton
- Christian
Istituzioni
- Netflix
- BBC Scotland
- London Review of Books
- Tiqqun
Luoghi
- Paris
- France
- Scotland
- Normandy
- London