Crisi della testimonianza e voyeurismo nella fotografia contemporanea
Questo saggio esamina l'erosione della credibilità della testimonianza fotografica nell'era della manipolazione mediatica e dello spettacolo. Traccia il passaggio dal fotografo di guerra eroico—esemplificato da Robert Capa, Don McCullin, Eugene Richards e W. Eugene Smith—le cui immagini erano considerate documenti storici autentici, a una crisi contemporanea in cui il documento è sospetto. La Guerra del Golfo del 1991, con le sue immagini sterilizzate orchestrate dalla CNN, ha incarnato questa rottura, portando artisti come Michal Rovner (Decoy, 1991) e Sophie Ristelhueber (Fait, 1992) a interrogare le realtà mediate. Il saggio contrappone la fotografia dei 'tempi deboli' di Raymond Depardon, che abbraccia il dubbio soggettivo e la moderazione etica, alle pratiche neo-avanguardiste di Hans Haacke, Barbara Kruger e Krzysztof Wodiczko, che rischiano di essere cooptate dalle istituzioni che criticano. La risposta di Alfredo Jaar al genocidio ruandese—rifiutarsi di esporre le sue 3.000 fotografie e sigillarle invece in scatole nere—rappresenta un iconoclastia radicale come testimonianza. L'ascesa dell'autodocumentazione intima e narcisistica da parte di artisti come Nan Goldin, Richard Billingham e Wolfgang Tillmans viene criticata per aver abbandonato l'impegno storico. Il saggio si conclude con il documentario Un spécialiste di Rony Brauman e Eyal Sivan (sul processo Eichmann), che utilizza solo filmati d'archivio del perpetratore per provocare riflessione senza spettacolo, evocando la 'banalità del male' di Hannah Arendt.
Fatti principali
- L'indicibilità e il valore testimoniale della fotografia sono stati minati dalla manipolazione mediatica.
- La Guerra del Golfo (1991) è stata presentata come una guerra 'pulita' dalla CNN, con immagini controllate.
- Decoy (1991) di Michal Rovner fotografa schermi televisivi che mostrano filmati CNN della Guerra del Golfo.
- Fait (1992) di Sophie Ristelhueber mostra vedute aeree e terrestri delle cicatrici del deserto kuwaitiano.
- Alfredo Jaar ha scattato oltre 3.000 foto del genocidio ruandese ma non ne ha esposta nessuna; le ha sigillate in scatole nere.
- Raymond Depardon sostiene una 'fotografia dei tempi deboli' senza momenti decisivi.
- Hans Haacke, Barbara Kruger e Krzysztof Wodiczko usano la critica istituzionale ma rischiano la cooptazione.
- Un spécialiste (1999) di Rony Brauman e Eyal Sivan utilizza 350 ore di filmati del processo Eichmann, montate in 2 ore.
- Il saggio critica la svolta verso l'autodocumentazione intima di Nan Goldin, Richard Billingham e altri.
- Il concetto di 'banalità del male' di Hannah Arendt viene evocato in relazione a Eichmann.
Entità
Artisti
- Robert Capa
- Don McCullin
- Eugene Richards
- W. Eugene Smith
- Raymond Depardon
- Hans Haacke
- Barbara Kruger
- Krzysztof Wodiczko
- Michal Rovner
- Sophie Ristelhueber
- Alfredo Jaar
- Sebastião Salgado
- Nan Goldin
- Richard Billingham
- Joël Bartolomeo
- Rebecca Bournigault
- Delphine Kreuter
- Marie Legros
- Annelies Strba
- Wolfgang Tillmans
- Rony Brauman
- Eyal Sivan
- Walter Benjamin
- Jean-François Lyotard
- Pierre Bourdieu
- Pierre Carles
- Serge Halimi
- Ignacio Ramonet
- Jean Baudrillard
- Hannah Arendt
- Adolf Eichmann
- Fidel Castro
- Nicolae Ceaușescu
- Marinetti
- Pascal Bruckner
Istituzioni
- CNN
- Museum of Contemporary Photography, Chicago
- artpress
- Liber-Raisons d'agir
- Galilée
- Flammarion
- Soldier and Sailors Civil War Memorial, Boston
Luoghi
- Vietnam
- Kuwait
- Rwanda
- Brazil
- Serra Pelada
- Sahel
- Romania
- Timisoara
- Bucharest
- New York
- San Clemente
- Boston
- Chicago
- Jerusalem
Fonti
- artpress —