L'Exposition-suicide di Claude Rutault da Perrotin
Claude Rutault è entrato a far parte della Galerie Emmanuel Perrotin a Parigi con una mostra intitolata 'Exposition-suicide' dall'8 gennaio al 12 febbraio 2011, in coincidenza con la pubblicazione del suo primo catalogo retrospettivo da Flammarion. La mossa ha sorpreso i critici, poiché il lavoro concettuale di Rutault contrasta con gli artisti neo-pop e cinici della galleria come Takashi Murakami e Maurizio Cattelan. Per affrontare le potenziali critiche, Rutault ha aggiornato le sue definizioni/metodi 291 e 292 per la mostra. Il giorno dell'inaugurazione, Christie's ha tenuto un'asta presso la galleria, vendendo un dm 189 aggiornato; ogni vendita rimuoveva una tela da un mucchio iniziale di quaranta, riducendo il guadagno materiale dell'acquirente. La mostra ha messo in luce la pratica quarantennale di definizione/metodo di Rutault, fondendo arte concettuale e pittura, includendo opere che interagiscono con processi di vendita, collezioni, cinema e storia dell'arte. Un'opera notevole, dm 310, è progettata per cadere a terra dopo la morte dell'artista. Lo spazio espositivo ampliato ha permesso una presentazione completa del suo lavoro, segnando un riconoscimento internazionale.
Fatti principali
- Claude Rutault ha esposto alla Galerie Emmanuel Perrotin a Parigi dall'8 gennaio al 12 febbraio 2011.
- La mostra era intitolata 'Exposition-suicide'.
- Un catalogo retrospettivo è stato pubblicato da Flammarion.
- Christie's ha tenuto un'asta il giorno dell'inaugurazione presso la galleria.
- Un dm 189 aggiornato è stato venduto, con ogni vendita che rimuoveva una tela da un mucchio di quaranta.
- La mostra includeva dm 310, progettato per cadere dopo la morte dell'artista.
- Il lavoro di Rutault si basa su definizione/metodo, combinando arte concettuale e pittura.
- Lo spazio della galleria era stato recentemente ampliato.
Entità
Artisti
- Claude Rutault
- Takashi Murakami
- Maurizio Cattelan
Istituzioni
- Galerie Emmanuel Perrotin
- Flammarion
- Christie's
Luoghi
- Paris
- France
Fonti
- artpress —