Christian Caliandro critica la perdita di tempo e forza vernacolare nell'arte contemporanea
In un saggio provocatorio su Artribune, Christian Caliandro sostiene che l'arte moderna si è staccata dalle sue radici storiche e influenze locali, creando quello che chiama un 'universo concentrazionario' che valorizza l'omogeneità a scapito del cambiamento autentico. Critica la focalizzazione del mondo dell'arte sul presentismo, che trascura importanti legami storici e porta a una stantia ripetizione di vecchie idee senza un vero impegno. Riferendosi alla convinzione di Roberto Longhi che l'arte è sempre relazionale, Caliandro intreccia l'hauntology di Mark Fisher e le intuizioni metafisiche di de Chirico e Savinio per illustrare queste lacune. Suggerisce che l'arte nata dalla distruzione può ispirare un nuovo contesto temporale, mettendo in luce opere come 'Hope (Blue)...' di John Baldessari del 1991 e 'I am the things in my pockets...' di Rowena Harris del 2015 come esempi di questo stile innovativo ma frammentato. Sostenendo un'arte 'vernacolare', invita al vero coraggio e a sfidare le norme. Caliandro insegna all'Accademia di Belle Arti di Firenze ed è coinvolto con la Fondazione Symbola per le Qualità Italiane.
Fatti principali
- Caliandro è uno storico dell'arte nato nel 1979.
- Insegna all'Accademia di Belle Arti di Firenze.
- Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Symbola per le Qualità Italiane.
- Il saggio cita l'opera del 1991 di John Baldessari.
- Viene citata anche l'opera del 2015 di Rowena Harris.
- Caliandro richiama la citazione di Roberto Longhi sull'arte relazionale.
- Utilizza l'hauntology di Mark Fisher e il tempo metafisico di de Chirico e Savinio.
- Il saggio è stato pubblicato su Artribune nel dicembre 2017.
Entità
Artisti
- Christian Caliandro
- John Baldessari
- Rowena Harris
- Giorgio de Chirico
- Alberto Savinio
- Roberto Longhi
- Mark Fisher
Istituzioni
- Artribune
- Accademia di Belle Arti di Firenze
- Symbola Fondazione per le Qualità italiane
Luoghi
- Italy
- Firenze