ARTFEED — Contemporary Art Intelligence

Body Horror nell'Arte Femminile: Da Saville a Garner, l'Abiezione come Resistenza

opinion-review · 2026-05-13

L'articolo esplora come le artiste contemporanee utilizzino l'body horror per sfidare le norme sociali di bellezza, femminilità e corpo femminile. Traccia la discendenza dalle artiste femministe degli anni '70 come Carolee Schneemann, Ana Mendieta e Hannah Wilke, che usarono i propri corpi per sfidare l'oggettivazione, fino alle praticanti contemporanee come Jenny Saville, Tracey Emin, Louise Bourgeois, Kiki Smith, Kara Walker, Doreen Garner, Patricia Piccinini, Wangechi Mutu e Mire Lee. Queste artiste impiegano distorsione, frammentazione e abiezione – attingendo al concetto di abietto di Julia Kristeva e al 'femminile mostruoso' di Barbara Creed – per esporre la violenza insita negli ideali di perfezione e per reclamare il corpo come luogo di resistenza. Le opere chiave discusse includono 'Propped' (1992) di Saville, 'Interior Scroll' (1975) di Schneemann, 'My Bed' (1998) di Emin, 'Maman' (1999) di Bourgeois, 'Untitled (Blood Pool)' (1992) di Smith, 'Grub for Sharks' (2004) di Walker, 'Please God, I hope when I Die, it'll be in the summertime' (2020) di Garner, gli ibridi iperrealistici di Piccinini, 'The Bride Who Married a Camel's Head' (2009) di Mutu e le sculture cinetiche di Lee. L'articolo sostiene che l'body horror nell'arte femminile non è una tattica shock ma un metodo per rivelare la realtà disordinata, colante e trasformativa del corpo, trasformando la vulnerabilità in empowerment.

Fatti principali

  • L'body horror nell'arte femminile è tracciato dalle artiste femministe degli anni '70 alle praticanti contemporanee.
  • L'opera 'Interior Scroll' (1975) di Carolee Schneemann prevedeva l'estrazione di un rotolo dalla sua vagina.
  • La 'Silueta Series' (1976) di Ana Mendieta utilizzava terra e sangue per confondere donna e paesaggio.
  • Hannah Wilke scolpiva vulve con gomma da masticare e le attaccava alla sua pelle.
  • Il libro 'Powers of Horror' (1980) di Julia Kristeva definisce l'abietto come minaccia all'ordine e all'identità.
  • 'Propped' (1992) di Jenny Saville raffigura una donna nuda monumentale con testo inciso.
  • 'My Bed' (1998) di Tracey Emin include biancheria intima macchiata di sangue e mozziconi di sigaretta.
  • 'Maman' (1999) di Louise Bourgeois è un ragno gigante che simboleggia protezione e pericolo.
  • 'Untitled (Blood Pool)' (1992) di Kiki Smith mostra una figura distesa in una pozza rossa.
  • 'Grub for Sharks' (2004) di Kara Walker usa sagome per rappresentare la violenza razziale.
  • 'Please God, I hope when I Die, it'll be in the summertime' (2020) di Doreen Garner fa riferimento a esperimenti medici su donne nere schiavizzate.
  • Patricia Piccinini crea esseri ibridi iperrealistici che evocano empatia e disagio.
  • 'The Bride Who Married a Camel's Head' (2009) di Wangechi Mutu combina collage e scultura.
  • Mire Lee crea sculture cinetiche in lattice e lubrificanti che gocciolano e trasudano.
  • Il 'femminile mostruoso' di Barbara Creed descrive il corpo femminile come terrificante per la sua resistenza al contenimento.

Entità

Artisti

  • Jenny Saville
  • Doreen Garner
  • Carolee Schneemann
  • Ana Mendieta
  • Hannah Wilke
  • Tracey Emin
  • Louise Bourgeois
  • Kiki Smith
  • Kara Walker
  • Patricia Piccinini
  • Wangechi Mutu
  • Mire Lee
  • Barbara Kruger

Istituzioni

  • Sotheby's
  • Tate Modern
  • Guggenheim Bilbao
  • Guggenheim New York
  • Art Institute of Chicago
  • Gagosian
  • Artforum
  • TheCollector

Luoghi

  • London
  • United Kingdom
  • Bilbao
  • Spain
  • New York
  • United States
  • Chicago
  • Seoul
  • South Korea

Fonti