L'album 'Broken Spectre' di Ben Frost criticato come dichiarazione ambientale esagerata
Il produttore sperimentale australiano-islandese Ben Frost ha pubblicato il suo primo album in studio dopo cinque anni, 'Broken Spectre' (2022), che descrive come un documento del fallimento della volontà politica e dell'immaginazione nell'affrontare la deforestazione amazzonica sotto le politiche di Jair Bolsonaro. L'album funge da colonna sonora per l'installazione dell'artista visivo Richard Mosse con lo stesso titolo, in mostra presso i 180 Studios di Londra fino al 30 dicembre. Mosse ha utilizzato telecamere a imaging termico sul fogliame della foresta pluviale mentre Frost ha manipolato registrazioni sul campo di fauna, flora, insetti, mammiferi e uccelli, rallentandole per catturare suoni inudibili. I critici sostengono che l'approccio grandioso dell'album si traduca in un suono banale e opprimente che non riesce a comunicare la scala dell'Amazzonia, con tracce come 'The Index' e 'The Killing Ground' che risultano machiste e trite. La conclusione dell'album con 'The Crystal World' che si interrompe nel silenzio dopo 4:14 manca di impatto drammatico. Il progetto di Frost viene contrapposto alle pratiche musicali più riuscite legate al paesaggio di artisti come Richard Skelton, Laura Cannell e Nkisi, che affrontano i loro soggetti con umiltà e meraviglia. La recensione suggerisce che l'arroganza di Frost rispecchi gli atteggiamenti umani problematici verso la natura che intende criticare, paragonandola ad attività transazionali come il forest bathing o il disboscamento.
Fatti principali
- Ben Frost ha pubblicato 'Broken Spectre' nel 2022, il suo primo album in studio dopo cinque anni
- Frost descrive l'album come un documento del fallimento della volontà politica e dell'immaginazione nell'affrontare la deforestazione amazzonica
- L'album fa da colonna sonora all'installazione di Richard Mosse presso i 180 Studios di Londra fino al 30 dicembre
- Mosse ha utilizzato telecamere a imaging termico sul fogliame della foresta pluviale mentre Frost ha manipolato registrazioni sul campo
- Frost ha rallentato le registrazioni per catturare suoni inudibili di fauna, flora, insetti, mammiferi e uccelli
- I critici trovano l'album opprimente e banale, con tracce come 'The Index' e 'The Killing Ground' che risultano machiste
- L'album termina con 'The Crystal World' che si interrompe nel silenzio dopo 4:14
- La recensione contrappone l'approccio di Frost a quello di artisti come Richard Skelton, Laura Cannell e Nkisi che mostrano maggiore umiltà
Entità
Artisti
- Ben Frost
- Richard Mosse
- Chris Watson
- David Attenborough
- Richard Skelton
- Laura Cannell
- Nkisi
- Stanley Schtinter
- Derek Jarman
Istituzioni
- 180 Studios
- ArtReview
Luoghi
- London
- United Kingdom
- Amazon
- Brazil
- Suffolk
- Norfolk
- Britain
- Avebury