La ricerca di AWI rivela condizioni di lavoro precarie nel mercato dell'arte contemporanea italiana
La ricerca di Art Workers Italia (AWI) sul mercato dell'arte contemporanea italiano rivela gravi debolezze strutturali. L'80% dei lavoratori ha un secondo lavoro e quasi la metà guadagna meno di 10.000 euro all'anno. Il lavoro stabile è raro: solo il 23% ha contratti di lavoro subordinato, mentre il 36,2% lavora come freelance (Partita IVA), il 19,7% con contratti occasionali, il 6% in nero, il 4,4% con collaborazioni coordinate e continuative (Co.co.co.), il 2,6% come volontari e l'1% come stagisti. Il mercato è caratterizzato da un'eccesso di offerta di lavoro rispetto alla domanda, che consente ai galleristi di imporre condizioni sfavorevoli. Il settore soffre anche di bassi ricavi, alta incertezza e un sistema fiscale che sottovaluta il suo contributo culturale. Il mercato rimane di nicchia, concentrato sui collezionisti piuttosto che su un pubblico ampio, nonostante il calo dei prezzi delle opere contemporanee. Stefano Monti di Monti&Taft sostiene che prima di migliorare le tutele dei lavoratori, il mercato stesso deve essere ampliato; altrimenti, tutele più forti potrebbero rivelarsi controproducenti, incoraggiando contratti irregolari.
Fatti principali
- L'80% dei lavoratori dell'arte contemporanea ha un secondo lavoro.
- Quasi la metà guadagna meno di 10.000 euro all'anno.
- Solo il 23% ha contratti di lavoro subordinato.
- Il 36,2% lavora come freelance (Partita IVA).
- Il 19,7% lavora con contratti occasionali.
- Il 6% lavora in nero.
- L'eccesso di offerta di lavoro nel mercato consente ai galleristi di imporre condizioni sfavorevoli.
- Stefano Monti sostiene che l'espansione del mercato deve precedere le riforme sulla protezione dei lavoratori.
Entità
Istituzioni
- Art Workers Italia
- Monti&Taft
- Artribune
Luoghi
- Italy