Il dibattito sulle politiche identitarie nel mondo dell'arte si intensifica dopo la polemica di Harper's Magazine
L'articolo di Dean Kissick 'The Painted Protest' pubblicato su Harper's Magazine nel dicembre 2024 ha scatenato un acceso dibattito sulle politiche identitarie nell'arte contemporanea. Kissick sostiene che dopo il 2016, l'arte si sia allineata ai discorsi dominanti di giustizia sociale incentrati sull'identità, allontanandosi dalla precedente polifonia discorsiva. Le reazioni si sono divise tra chi nega il pieno impegno del mondo dell'arte nelle politiche identitarie e chi ne difende la diffusione capillare. Christian Viveros-Fauné ha replicato su Village Voice affermando che le future guerre culturali richiedono più arte politica, non meno. Ben Davis ha osservato su Artnet che la disillusione si estende oltre l'agitazione di destra per includere una critica della 'sinistra populista' radicata nella politica di classe piuttosto che nel risentimento bianco. Davis ha notato che le politiche identitarie negli spazi artistici si rivolgono a persone istruite di alto status, mentre gruppi di status inferiore e meno istruiti si orientano verso coalizioni populiste. L'adozione istituzionale delle identità minoritarie da parte del mondo dell'arte dal 2016 si è accelerata con le richieste di diversità, equità e inclusione seguite all'elezione di Trump e alla Brexit, rafforzata dalla cancel culture che ha messo a tacere i critici. La politica di classe rimane difficile da mappare sulle istituzioni artistiche finanziate da interessi oligarchici, rischiando di lasciare irrisolte le disuguaglianze economiche mentre si abbracciano simbolicamente i gruppi marginalizzati. La contraddizione tra l'esclusività del mondo dell'arte e l'impegno simbolico verso gli esclusi potrebbe alienare un pubblico più ampio che cerca un coinvolgimento culturale polifonico.
Fatti principali
- Dean Kissick ha pubblicato 'The Painted Protest' sul numero di dicembre 2024 di Harper's Magazine
- Kissick sostiene che l'arte si sia allineata alle politiche identitarie dopo il 2016, allontanandosi dalla polifonia discorsiva
- Christian Viveros-Fauné ha risposto su Village Voice sostenendo la necessità di più arte politica
- Ben Davis ha scritto per Artnet sulla critica della sinistra populista alle politiche identitarie, radicata nella classe
- Le politiche identitarie sono diventate discorso istituzionale nelle istituzioni artistiche dopo il 2016
- Le richieste di diversità, equità e inclusione si sono accelerate dopo l'elezione di Trump e la Brexit
- La cancel culture ha messo a tacere i critici dell'attivismo identitario nelle istituzioni artistiche
- Il mondo dell'arte affronta la contraddizione tra esclusività e impegno simbolico verso i gruppi esclusi
Entità
Artisti
- Dean Kissick
- Christian Viveros-Fauné
- Ben Davis
Istituzioni
- Harper's Magazine
- Village Voice
- Artnet
- ArtReview
Luoghi
- United States
- United Kingdom