Lo 'Strange Tools' di Alva Noë criticato come filosofia dell'arte autoreferenziale
Il libro del 2015 di Alva Noë 'Strange Tools: Art and Human Nature' presenta un'argomentazione filosofica secondo cui l'arte funziona come una tecnologia per l'auto-indagine. Il professore della UC Berkeley, noto per le teorie sulla percezione, sostiene che sia l'arte che la filosofia condividono uno scopo meta-cognitivo piuttosto che un'utilità pratica. Pubblicato da Farrar, Straus and Giroux/Hill and Wang, l'opera attira critiche per il suo affidarsi ad aneddoti personali e affermazioni non supportate. I recensori notano che l'approccio di Noë riecheggia teorie moderniste mentre esclude gran parte dell'arte storica. Il suo paragone tra coreografia e rappresentazione della natura umana esemplifica argomentazioni considerate problematiche. Il testo incorpora numerose digressioni personali, dal padre artista alle visite museali dell'infanzia. I critici sostengono che questi elementi spostano l'attenzione da una filosofia rigorosa verso l'autobiografia. Nonostante l'obiettivo di accessibilità, la prosa ripetitiva e le generalizzazioni ampie del libro allontanano i lettori che cercano un'analisi sostanziale.
Fatti principali
- Alva Noë ha scritto 'Strange Tools: Art and Human Nature' nel 2015
- Il libro sostiene che l'arte è una tecnologia per investigare il mondo e noi stessi
- Noë è professore alla UC Berkeley specializzato in percezione e coscienza
- Farrar, Straus and Giroux/Hill and Wang ha pubblicato l'opera
- I critici trovano il testo eccessivamente dipendente da aneddoti personali e intuizioni
- Noë ha precedentemente scritto 'Out of Our Heads' sulla coscienza come attività
- Il libro paragona filosofia e arte come condivisione di valore meta-cognitivo
- I recensori notano che la teoria esclude gran parte dell'arte storica e non occidentale
Entità
Artisti
- Alva Noë
Istituzioni
- UC Berkeley
- Farrar, Straus and Giroux/Hill and Wang
- artcritical
Luoghi
- New York