Alessandra Gatto su Fotografia, Ecologia e Materialità delle Immagini
In un'intervista con Sara Benaglia per la serie Nuova Fotografia di ATP Diary, l'artista Alessandra Gatto discute la sua pratica, che rinegozia il rapporto tra fotografia, processi organici e urgenza ecologica. Gatto utilizza tecniche come l'antotipo e il clorotipo, che sono deperibili e instabili, per sfidare la genealogia industriale della fotografia e l'idea di archivi permanenti. Il suo progetto 'Radicale' impiega la clorofilla come agente fotosensibile, creando immagini che decadono in poche ore, criticando il controllo umano e l'Antropocene. 'Membrana' (2026, esposto presso la residenza Viafarini) utilizza l'alogenuro d'argento per creare paesaggi distopici, rivelando la tossicità insita nella fotografia. 'I miei occhi sono foglie verdi' (2024) impiega la microscopia confocale e la fluorescenza, traducendo dati scientifici in immagini visibili attraverso l'intervento artistico. Il lavoro di Gatto spesso coinvolge stratificazioni, archivi sia digitali che deperibili, e una coesistenza a-temporale di tecniche storiche e avanzate. Descrive la sua pratica come creazione di spazi 'ambientali' in cui la fotografia diventa un oggetto, e utilizza scenari distopici come strumenti critici. L'intervista prosegue una conversazione con Lucas Leffler sulle origini materiali della fotografia e gli imperativi ecologici.
Fatti principali
- Alessandra Gatto intervistata da Sara Benaglia per la serie Nuova Fotografia di ATP Diary.
- Gatto utilizza tecniche organiche e deperibili come l'antotipo e il clorotipo.
- Il progetto 'Radicale' usa la clorofilla come agente fotosensibile; le stampe durano solo poche ore.
- 'Membrana' esposto presso la residenza Viafarini nel 2026, usa l'alogenuro d'argento per creare paesaggi distopici.
- 'I miei occhi sono foglie verdi' (2024) utilizza microscopia confocale e fluorescenza.
- Gatto mantiene archivi sia digitali che deperibili; le opere spesso cambiano a causa del decadimento.
- Fa riferimento alla teoria di Harold Wager degli anni '70 sulla connessione pianta-uomo.
- Il lavoro di Gatto critica il sistema industriale estrattivo della fotografia.
- L'intervista fa parte di una serie che prosegue una conversazione con Lucas Leffler.
- Gatto usa la stratificazione come sintomo contemporaneo del sovraccarico di immagini digitali.
Entità
Artisti
- Alessandra Gatto
- Sara Benaglia
- Lucas Leffler
- Giovanni Anselmo
- Harold Wager
- Chi-Ta Wei
- Zygmunt Bauman
- Donna Haraway
Istituzioni
- ATP Diary
- Viafarini
- Amarelli
Luoghi
- Italy
- Calabria