Il repertorio operistico del Novecento emerge dall'oblio
Verso la metà degli anni '80, era diffusa la convinzione che l'opera – reliquia borghese – fosse morta con Berg, schiacciata dal suo passato. Il repertorio sacro e il peso dell'impresa lirica, sia estetico che sociale, la escludevano apparentemente dalla modernità. Tuttavia, le opere operistiche del Novecento emersero dall'oblio, e registi, spesso provenienti dal teatro, si appropriarono di Stravinskij, Poulenc, Bartók, Hindemith e Britten. Accanto a queste resurrezioni, l'ebbrezza della libertà svanì rapidamente: ciò che rendeva originali le opere al momento della loro creazione, come la simultaneità delle azioni, perse il suo smalto nell'era multimediale. In retrospettiva, il concetto di modernità musicale si dissolve nella drammaturgia complessiva.
Fatti principali
- A metà degli anni '80 si verificò un cambiamento nella percezione dell'opera come forma borghese morta.
- Le opere operistiche del Novecento furono riesumate dall'oscurità.
- Registi teatrali si appropriarono di opere di Stravinskij, Poulenc, Bartók, Hindemith e Britten.
- L'originalità delle opere (ad esempio, la simultaneità delle azioni) diminuì nell'era multimediale.
- Il concetto di modernità musicale si dissolve nella drammaturgia complessiva.
Entità
Artisti
- Igor Stravinsky
- Francis Poulenc
- Béla Bartók
- Paul Hindemith
- Benjamin Britten
- Alban Berg
Fonti
- artpress —