Il saggio del 1964 di Hannah Arendt sulla responsabilità personale sotto la dittatura
Il saggio del 1964 di Hannah Arendt 'Responsabilità personale sotto la dittatura' risponde alla controversia suscitata dal suo libro del 1963 'La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme', che introdusse il concetto di 'banalità del male'. I critici accusarono Arendt di incolpare le vittime ebree costrette a collaborare e di rendere l'ufficiale nazista Adolf Eichmann apparentemente normale. Arendt sostiene che Eichmann non era un mostro ma un esecutore di ordini, e che chiunque abbia lavorato per il regime nazista è moralmente colpevole. Distingue tra scuse legali e questioni morali, citando un principio socratico: 'È meglio subire un torto che commetterlo'. Arendt nota che i membri rispettabili della società furono i primi a cedere, scambiando un sistema di valori con un altro senza riflettere. Coloro che rifiutarono spesso scelsero la morte piuttosto che uccidere, praticando il pensiero critico e un dialogo silenzioso con se stessi. Cita James Madison secondo cui tutti i governi si basano sul consenso, e suggerisce che il rifiuto non violento, anche in piccoli atti, può essere efficace. Il saggio fu originariamente pubblicato nel 1964.
Fatti principali
- Il saggio del 1964 di Hannah Arendt 'Responsabilità personale sotto la dittatura'
- Risponde alla controversia sul suo libro del 1963 'La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme'
- Introdusse il concetto di 'banalità del male'
- Arendt sosteneva che Eichmann non era un mostro ma un esecutore di ordini
- Distinse le scuse legali dalle questioni morali
- Citò il principio socratico: 'È meglio subire un torto che commetterlo'
- Citò James Madison: 'Tutti i governi si basano sul consenso'
- Sostenne il rifiuto non violento e la disobbedienza civile
Entità
Artisti
- Hannah Arendt
- Adolf Eichmann
- Mary McCarthy
- Socrates
- James Madison
Istituzioni
- Dissent magazine
- Open Culture
Luoghi
- Jerusalem
- Durham, NC