Critica della teoria 'Dopo la fine dell'arte' di Arthur Danto e riflessioni sulla cultura post-storica
Un confronto critico con il libro del 1995 di Arthur Danto 'Dopo la fine dell'arte' costituisce la base per un'analisi più ampia dei periodi culturali. La tesi centrale di Danto sostiene che i 'Brillo Boxes' di Andy Warhol del 1964 abbiano segnato la fine dell'arte rendendo potenzialmente arte qualsiasi cosa, inaugurando un'era post-storica. La critica identifica diverse lacune in questo argomento, tra cui la sua rigida cornice storica hegeliana e l'assunzione problematica di una progressione lineare nella storia dell'arte, esemplificata dalla citazione di Danto di Gombrich e Platone riguardo alle forme d'arte arcaiche. L'autore contesta la caratterizzazione di Danto di artisti come Vincent van Gogh e Paul Gauguin come unici innovatori chiave della pittura francese del XIX secolo e mette in discussione l'idea che il cubismo non si sia sviluppato oltre l'impressionismo. Vengono fatti riferimenti ad altri teorici come Hans Belting, Clement Greenberg e Leo Steinberg. La risposta contestualizza il concetto di 'fine dell'arte' di Danto insieme alla tesi di Francis Fukuyama sulla 'Fine della storia', suggerendo che entrambe le idee sembravano più legittime negli anni '80 e '90. L'autore propone che un distinto periodo culturale 'post-storico' sia esistito approssimativamente dalla caduta del Muro di Berlino alle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, caratterizzato da un senso di essere al di fuori della storia. Quest'era, ora vista come una 'vacanza dalla storia', ha favorito una specifica produttività e ottimismo. La critica sostiene che l'arte sia da allora rientrata nella storia, in parte a causa del dominio di Internet negli anni 2010, che ha relativizzato le credenze culturali. L'idea di Danto di una libertà artistica illimitata post-Warhol viene messa in discussione, notando i vincoli pratici e sociali. Le pressioni del mercato dell'arte contemporanea e la sfida per gli artisti di scoprire desideri genuini all'interno di un sistema commercializzato sono evidenziate come problemi contemporanei. L'autore intende sviluppare ulteriormente queste idee, collegando il ruolo di Internet sia come problema che come potenziale, sebbene pessimistica, soluzione per la pratica artistica contemporanea.
Fatti principali
- Il libro di Arthur Danto 'Dopo la fine dell'arte' è stato pubblicato nel 1995.
- La teoria di Danto si concentra sui 'Brillo Boxes' di Andy Warhol del 1964 come fine dell'arte, rendendo tutto potenzialmente arte.
- La critica contesta la visione hegeliana della storia di Danto come una progressione rigida e lineare.
- Le affermazioni storiche di Danto includono il considerare van Gogh e Gauguin come innovatori chiave del XIX secolo e il mettere in discussione lo sviluppo del cubismo oltre l'impressionismo.
- Il concetto di 'fine dell'arte' è parallelo alla tesi di Francis Fukuyama sulla 'Fine della storia'.
- Un periodo culturale 'post-storico' proposto è durato dalla caduta del Muro di Berlino alle elezioni statunitensi del 2016.
- L'ascesa di Internet negli anni 2010 è citata come fattore nel rientro dell'arte nella storia.
- L'autore critica il mercato dell'arte contemporanea per soffocare la scoperta artistica genuina e la libertà.
Entità
Artisti
- Andy Warhol
- Vincent van Gogh
- Paul Gauguin
- Merlin Carpenter
- Pollaiuolo
- Michelangelo
- Manet
- Jackson Pollock
- Rosemarie Trockel
- Daidalos
Istituzioni
- Taglialatella Galleries
- New York Times
- PBS
Luoghi
- Berlin
- Germany
- Ukraine
- Gaza