Le 'Riflessioni sulla ghigliottina' di Camus e il dibattito sulla pena di morte
Nel suo saggio del 1957 'Riflessioni sulla ghigliottina', Albert Camus si oppone alla pena capitale, contestando l'autorità dello Stato di porre fine alle vite. Racconta la reazione di suo padre nell'assistere a un'esecuzione pubblica, dimostrando che la pena di morte rappresenta un ulteriore atto di violenza. Camus critica i termini eufemistici usati nelle discussioni sulle esecuzioni, sostenendo che oscurano la brutalità sottostante. Respinge l'idea che le esecuzioni dissuadano dal crimine, affermando che molti omicidi avvengono impulsivamente e che le esecuzioni sono spesso nascoste. Considerando la vendetta come motivazione principale, ritiene che la legge dovrebbe affrontarla. Camus evidenzia l'angoscia mentale affrontata dai condannati a morte e mette in discussione il ruolo della società nella vendetta, sostenendo i lavori forzati e l'ergastolo rispetto all'esecuzione.
Fatti principali
- Camus scrisse 'Riflessioni sulla ghigliottina' nel 1957.
- La Francia abolì la pena di morte nel 1981; l'ultima esecuzione fu nel 1977.
- Il padre di Camus vomitò dopo aver assistito a una ghigliottinazione pubblica.
- L'ultima esecuzione pubblica in Francia fu nel 1939.
- Camus sostiene che le esecuzioni sono nascoste e discusse con eufemismi.
- Afferma che la pena di morte è motivata dalla vendetta, non dalla deterrenza.
- Camus descrive i prigionieri condannati come 'il pacco' e dice che vengono uccisi due volte.
- Nota che molti assassini provengono da ambienti poveri e spesso l'alcol è coinvolto.
Entità
Artisti
Istituzioni
- The Collector
- Wikimedia Commons
- Los Angeles Times
- Museo del Prado
- Städel Museum
Luoghi
- France
- Paris
- Lons-le-Saunier
- rue Lauriston