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Architettura oltre l'umano: progettare per città randagie

publication · 2026-06-15

L'articolo di Ananya Nayak, pubblicato il 15 giugno 2026, sostiene che l'architettura ha storicamente privilegiato gli occupanti umani ignorando i milioni di animali che condividono gli spazi urbani. Solo in India, oltre 17 milioni di cani randagi si muovono per strade, mercati ed edifici, adattandosi alle routine umane. Strutture storiche come le torri per piccioni iraniane (Kabootar Khaneh) e le casette per uccelli ottomane integravano gli habitat animali nel progetto architettonico, ma le moderne facciate sigillate e i paesaggi controllati riducono le possibilità di occupazione non umana. L'articolo evidenzia il campus dell'Indian Institute of Science a Bengaluru come rifugio ecologico, dove la continuità spaziale sostiene la biodiversità. Strategie emergenti come facciate integrate con habitat, piantumazione autoctona e passaggi per la fauna selvatica mirano a incorporare la convivenza nel progetto. Il pezzo conclude che la vita urbana è sempre stata multispecie e l'architettura deve riconoscere la partecipazione animale esistente piuttosto che inventare nuove forme.

Fatti principali

  • L'architettura ha storicamente ignorato gli occupanti animali nelle città.
  • L'India ha oltre 17 milioni di cani randagi.
  • Le torri per piccioni iraniane (Kabootar Khaneh) erano progettate per gli uccelli.
  • Le casette per uccelli ottomane erano integrate in moschee ed edifici civici.
  • Le moderne facciate sigillate riducono le opportunità di nidificazione e habitat.
  • Il campus dell'Indian Institute of Science a Bengaluru sostiene la biodiversità attraverso la continuità spaziale.
  • Le strategie emergenti includono facciate integrate con habitat e passaggi per la fauna selvatica.
  • La convivenza con gli animali è una condizione di base della vita urbana.

Entità

Artisti

  • Ananya Nayak

Istituzioni

  • ArchDaily
  • Indian Institute of Science

Luoghi

  • India
  • Bengaluru
  • Iran
  • Ottoman Empire
  • Seoul
  • Singapore

Fonti